Bot Room: Stefano Garzaro e Geppe il brigante

La Bot Room è la stanza dove rinchiudiamo ogni tanto qualcuno da uno dei nostri rami – autori, illustratori, grafici, editor, project manager… –  per quattro chiacchiere informali, più o meno! Oggi tocca a Stefano Garzaro! Tutte le interviste nella Bot Room QUI.

[Intervista a cura di Mariapaola Pesce]

Il mio primo incontro con Stefano è stato divertente. Dovevo mandare qualcuno – che non lo conosceva – a prendere qualcuno che non avevo mai visto. Lui! Niente di più facile, no? Ci siamo riusciti. Sorvolo sul fatto che la stazione in cui era fissato l’appuntamento fosse microscopica e che lui fosse il solo turista quel giorno. Quello che è certo è che da quel giorno provo un particolare feeling nei suoi confronti. Oggi, a pochi giorni dall’uscita del suo nuovo romanzo Geppe il brigante, pubblicato da Einaudi Ragazzi, ho deciso di fare quattro chiacchiere con lui, per saperne di più e scoprire cosa fa quando non scrive. Cominciamo!

Chi è questo Stefano Garzaro, che da qualche tempo si è appollaiato su uno dei rami del nostro albero?
Appollaiato, io? Credetemi, non sono né un avvoltoio né una cornacchia. Mi sento invece un gatto che si è arrampicato fin quassù, ma che non sa più scendere. Quand’ero là sotto ho pubblicato saggi, ricerche storiche, romanzi per lettori che siedono nei prati e guardano in alto, ma ora voglio osservare l’erba dall’altezza delle foglie. Qui mi trovo bene, e mi chiedo perché mai dovrei scendere.

Qui sull’albero abbiamo autori con seconde e terze vite: sportivi, cuochi, appassionati di giochi da tavolo e di ruolo, musicisti. Oltre a essere un bravo giornalista e scrittore, quali passioni hai? 
Chi scrive e legge non ha tempo per altre passioni. A parte cucinare risotti, intervistare vecchietti, gonfiare le gomme della bici, camminare per città e sentieri, fotografare cartelli stradali e ascoltare vecchia musica non faccio molto altro. Sono pigro.

Sì, vedo! Potresti sforzarti un po’, però! Il tuo campo di interesse principale sembra la storia, tanto è vero che hai in uscita Geppe il brigante – un romanzo ambientato a metà Ottocento – e O bella ciao (con Lucia Vaccarino), una bella raccolta di racconti di ragazzi e ragazze durante la Resistenza. Qual è la molla che ti ha fatto scattare questo interesse?
La storia è fatta di storie, di trame da film. Basta poco per trasformare la vita di Cavour da una pizza ammuffita a un racconto sensazionale. Dobbiamo essere grati agli inglesi che ci hanno insegnato a divulgare fatti complessi senza banalizzarli, e ai francesi che hanno dimostrato come la storia di una cascina può essere più interessante di quella di un impero. A chi piacciono le storie, non può dispiacere la storia.

Mi hai convinta! Ma, restando in tema storico, in che epoca vorresti essere nato, se potessi scegliere? E perché?
Conosco persone che vorrebbero vivere nell’Ottocento, oppure al tempo dei galeoni. Io invece voglio stare qui, dove sono adesso. C’è molto da fare per migliorare le nostre comunità, grandi o piccole che siano. Se fuggissi nel passato, anche solo per levarmi la curiosità di sapere quant’era antipatico Robespierre, mi sentirei un traditore.

Su Robespierre avrei anche io qualche curiosità, ma la rimando alla prossima intervista. Grazie Stefano, e buon lavoro!

Potete trovare Geppe il brigante sul sito dell’editore Einaudi Ragazzi, e seguire Stefano sul suo profilo Facebook!