Federico Taddia e la divulgazione per bambini – Parte 1

Intervista realizzata a cura di Elisa Battini e rilasciata l’8 Settembre 2019 a Mantova.

Incontro Federico Taddia al XXIII Festival della Letteratura di Mantova (qui il primo articolo). In queste giornate ha moderato diversi eventi, giocando sul filo dell’ironia e sul confronto tra i diversi saperi: qualcosa che sembra riuscirgli facile, forse per merito del suo pensiero eclettico.

Hai una produzione molto varia (narrativa e divulgazione – bambini, ragazzi e adulti – stampa, radio e tv): come ti definisci?

Per tutte le attività che ho svolto, sia di divulgazione scientifica sia culturale, mi ritengo uno che si diverte, con le parole, a tradurre cose complicate per renderle fruibili ai giovani lettori. Cerco di trovare il linguaggio giusto per aiutare chi offre contenuti complicati a farsi capire anche da un pubblico di ragazzi: un linguaggio capace di avvicinare i giovani alla curiosità, all’attenzione, ai temi scientifici, giocando molto anche con l’ironia che è nelle mie corde.
Non sono uno scrittore in senso stretto: ho fatto pochissimi libri di narrativa, tutti molto brevi. Sono un giornalista, questo sì. Per quanto riguarda l’editoria, sono 25 anni che faccio giornalismo per bambini, sia per Topolino che per altre testate. Poi mi dedico a tante altre attività, come produttore radiofonico e televisivo, sia per ragazzi che per adulti. Seguo tutto ciò che riguarda la parola scritta. Mi considero un po’ un divulgatore, ma non come chi i contenuti li conosce, li ha studiati. Io faccio piuttosto da interprete: mi sembra una parola più adatta a descrivermi.

Photo credit Festival Letteratura di Mantova

Come sei arrivato al mondo dei bambini e ragazzi?

Per me è stato il punto di partenza. Da ragazzino sognavo di scrivere per Topolino, ma non le storie, proprio gli articoli. Mi piaceva molto quel fumetto: l’avevo studiato, aveva un linguaggio che sentivo mio. Già nel periodo dell’università (quando studiavo Pedagogia, che poi non ho finito), ho cominciato a fare dei lavori per Topolino, e quello è stato solo l’inizio. Poi da lì ho padroneggiato il mestiere e l’ho trasferito sui libri, in radio e in televisione, prima diretto ai ragazzi e poi allargando un po’ alla volta il target. Il mondo dei bambini e dei ragazzi mi è sempre piaciuto molto e continua a piacermi. Loro sono un pubblico imprevedibile, quindi mi sorprendono. Credo sia questa la vera chiave: l’essere continuamente sorpresi da loro.

Cominciare realizzando il proprio sogno di bambino non è da tutti. Com’è stato?

Da un certo punto di vista è anche una fregatura, perché poi ti dici: “Beh, e adesso che faccio?” Però sono stato fortunato. Credo che poter soddisfare i propri sogni sia un privilegio. Ho avuto fortuna, un po’ di faccia tosta, un po’ di talento e ho mixato queste tre cose.

A parte Topolino, che bambino eri?

Ero un bravo bambino: uno di quelli posati, diligenti. Non ero un leader, mi lasciavo abbastanza trascinare dagli altri. Da bambino stavo alle regole, mi piacevano. Amavo giocare a basket ma ero magrissimo, quindi ero forte ma non abbastanza. Ero curioso, ma non spiccavo in nulla. Però stavo bene.

Federico Taddia

Photo credit Festival Letteratura di Mantova

Mi parli dei progetti in corso? Partirei da Penso, Parlo, Posto (Il Castoro).

È l’ultimo volume pubblicato, insieme a Carlotta Cubeddu: è un libro che definirei necessario, perché abbiamo cercato di affrontare quello che in questo momento è un problema per i pre-adolescenti e per gli adolescenti, ossia lo sdoppiamento fra reale e virtuale. Questa continua contaminazione parte proprio dal linguaggio, dalle parole, da quello che si dice e da come lo si dice. È stata coraggiosa, la decisione di fare questo libro. La scelta stilistica è stata quella di non sentenziare, visto che non esistono ricette, ma di limitarsi a innescare percorsi. Il libro parte da storie vere che i ragazzi conoscono perché le vivono in prima persona, e mira a suscitare riflessioni che permettano di staccarsi dal “come fanno tutti”. Non è un libro di risposte, ma piuttosto di domande. È sicuramente utile agli adulti, ai genitori, agli insegnanti. Ti consiglia piste di riflessione, domande da porsi per capire che ci sono tante possibilità e scelte.

Continua… ti aspettiamo al prossimo articolo!

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