Andrea Vico: Passione Scienza – Parte 2

(Intervista realizzata a cura di Elisa Battini e rilasciata il 6 Settembre 2019 a Mantova: qui la prima parte dell’intervista)

Proseguiamo con l’intervista ad Andrea Vico: tu che bambino eri? Un bimbo nella scatola o fuori dalla scatola?

Ho avuto la fortuna di crescere abbastanza fuori dalla scatola: ero libero e potevo giocare in strada, cosa che oggi è molto difficile nelle grandi città. Ero un bambino un po’ solitario, non avevo tante possibilità di fare amicizia. Però ero un grandissimo lettore: Verne, Salgari, Asimov… le mie letture preferite a quel tempo erano quelle di fantascienza.
Giocavo tantissimo con i Lego e con il Meccano, quindi usavo anche la manualità per costruire qualcosa. Mi arrampicavo molto sugli alberi, poi cadevo ovviamente, ma intanto imparavo ad arrampicarmi meglio per la volta successiva. Sicuramente ho avuto la possibilità, essendo del ’68, di non avere tante distrazioni: nella televisione, ad esempio, avevo solo due canali, che erano pure in bianco e nero.
Adesso questo essere “out of the box” è più complicato, soprattutto se vivi in città, ma in realtà anche se vivi in campagna, perché la tecnologia è molto pervasiva. Non voglio demonizzarla, perché è fondamentale: i miei figli hanno opportunità che io non avevo e gliele invidio. Però bisogna, in questo entrare e uscire dalle scatole, fare attenzione che ci siano dei gradi di libertà maggiori.
Oggi tenere viva la scintilla è più facile, perché con il web raggiungo qualunque contenuto in un attimo. Però è anche più difficile, perché il web, se lo abbandoniamo nelle mani dei bambini, tende ad assopirne la vivacità intellettuale. Non c’è qualcosa di giusto o sbagliato: ci sono solo degli equilibri da sorvegliare. E naturalmente tocca agli adulti, perché i bambini lo devono imparare.

Photo credit Festival Letteratura di Mantova

Che tipo di progetti ti piace portare avanti?

Mi piacciono tutte le situazioni in cui ci si mescola. Per esempio i progetti cross mediali, dove più linguaggi si possono fondere e tutti quanti vanno al servizio dei bambini. Ad esempio ho alcuni progetti per dei libri scritti insieme ad altri autori che fanno tipicamente narrativa, fiction. Il mio compito è quello di portare una parte di non fiction: in fondo la scienza c’è già, non devo inventarmela. Ma la mescolanza di questi due atteggiamenti porterà a dei libri più ricchi e più vivaci.
Ultimamente poi sto lavorando con un gruppo musicale, gli “Eugenio in Via Di Gioia”, che fanno musica pop: insieme, portiamo la scienza nelle canzoni. Sono già bravissimi da soli, e io do loro una mano.
Mi piace anche lavorare per il teatro. Mi piacciono tutti i progetti di animazione didattica, e quindi la possibilità di fare esperimenti insieme ai bambini, in diretta, possibilmente anche a scuola. Purtroppo a volte il mondo degli adulti è un po’ troppo rigido, ad esempio sulle normative di sicurezza: anche solo a portare un paio di forbici, un martello o un chiodo in una classe, si finisce per creare chissà quale sconquasso!

Libri quindi, ma anche laboratori?

Per me il libro è quasi un pretesto per fare animazione. Ho un’associazione che si chiama “Science Camp”: offriamo laboratori, gite scolastiche e campi scientifici estivi per ragazzi. Il libro è il modo per determinare un argomento, circoscriverlo e metterlo sulla pagina. Un libro è come un trampolino per mettersi in gioco, per incuriosirsi di altre cose che magari nel libro non ci sono, ma che dal libro scaturiscono.

Photo credit Festival Letteratura di Mantova

Se il libro è il trampolino per l’esperimento, da cosa nasce l’idea del libro?

Basta cercare qualcosa che non c’è: ad esempio, ancora oggi mancano alcuni argomenti scientifici tra le pubblicazioni perché non sono ancora stati raccontati in un linguaggio adatto ai bambini. In Italia, la divulgazione scientifica in forma di libro ha dei buoni editori, ma rimane comunque una nicchia, e i libri che parlano di scienza ai ragazzi formano un’ulteriore nicchia. La scienza però ha un sacco di storie già pronte da raccontare. Io per mestiere parlo molto con gli scienziati, e proprio da quelle conversazioni nascono spesso le idee per i miei nuovi libri.
Un’altra strada è quella di creare libri che permettano una nuova relazione fra l’adulto e il bambino. Il libro di scuola è un libro fatto per il bambino, ma lo sceglie l’adulto, lo maneggia l’adulto, e il bambino in qualche modo ci si adegua. Mi piacerebbe che, accanto a questi libri (che pure servono), ci fossero anche dei libri che fanno il processo contrario. Dei libri che abbiano in mano i bambini, e che i bambini usino per coinvolgere gli adulti a giocare con loro, rovesciando quindi il percorso.
Ci sono tante occasioni, per cercare di inventarsi un libro. Nel mio caso, ho più idee che tempo per realizzarle, e quindi purtroppo a qualcosa devo rinunciare, perché tutto non ci sta.

Il prossimo progetto in arrivo?

Un progetto interessante su cui sto lavorando riguarda le scuole superiori: si tratta di libri di aggiornamento sulla ricerca, ma che sono contemporaneamente anche libri del fare. Racconteremo le frontiere della ricerca, ma suggeriremo anche delle azioni per mettere in pratica tutto quello che, appena uscito dai laboratori, entra nella nostra vita. Può diventare veramente un vantaggio per i ragazzi di oggi, che poi saranno i cittadini di domani.

 

Ringraziamo Andrea ed Elisa.

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