Bot Room: Christian Antonini

La Bot Room è la stanza dove rinchiudiamo ogni tanto qualcuno da uno dei nostri rami – autori, illustratori, grafici, editor, project manager… –  per quattro chiacchiere informali, più o meno! Oggi tocca a Christian Antonini! Tutte le interviste nella Bot Room QUI.

[Intervista a cura di Mariapaola Pesce]

Ho incontrato Christian la prima volta al telefono, ed è stata una folgorazione: non avrei mai immaginato di trovare tanta energia ed entusiasmo in una sola persona, e di fronte a un progetto tutto da costruire! Approfittando della Bot Room, mi sono fatta svelare un po’ dei suoi segreti…

Tu hai una lunga esperienza come scrittore, creatore di giochi, fondatore di “Altrisogni” in complicità con Vito Domenico. Parlaci un po’ di te… e dei tuoi gatti, già che ci sei! Di’ la verità, sono loro che lavorano per te, non il contrario!

E pensare che è tutta colpa di mio padre! La domenica mattina usciva per comperarsi il giornale e tornava con il Corriere e Conan il Barbaro, oppure Gli Eterni, o I Vendicatori, Lanterna Verde, gli X-Men. Se li leggeva, per controllare che non ci fossero parti troppo violente o scabrose, e poi me li passava. Io ero contento perché leggevo “le cose dei grandi”. Cioè, non mi dava “un giornalino” da bambini, ma le stesse cose che leggeva lui! Poi mi ha portato al cinema a vedere le prime visioni di Guerre Stellari e Battlestar Galactica (che però si chiamava Battaglie nella galassia… brrrr!). Poi è arrivato il fantasy, con la scoperta di Terry Brooks e, subito dopo, Il signore degli anelli: sono finito nel “gorgo” dei giochi di ruolo e da lì mi è capitato di lavorarci. Vito l’ho conosciuto giocando, nel ’91, e siamo diventati subito amici. Poi ho cominciato a scrivere, ho pubblicato romanzi per adulti (horror e fantascienza) e racconti di vario tipo (dal fantasy all’action thriller) e ho scoperto la fatica e la soddisfazione di vedere la propria opera pubblicata. Per aiutare gli altri autori esordienti, ma anche perché dopo una vita nel mondo dei periodici avevo voglia di creare una rivista mia, con Vito abbiamo ideato Altrisogni, una rivista digitale di narrativa fantastica che pubblicava racconti inediti di autori italiani. I gatti sono arrivati presto. Ora sono cinque e con il loro quotidiano russare dietro la mia scrivania mi ricordano l’importanza e il valore delle cose semplici, e che se lasci un “buon” contratto in giro se lo mangiano! Scherzi a parte, mi piacciono e piacciono alla mia famiglia ed è bello averli in casa, anche se spesso finisce che mi camminano sulla tastiera!

Su cosa stai lavorando al momento? Senza spoiler, parla in generale dei tuoi progetti…

Sto lavorando a un po’ di storie. Una si basa su un fatto di storia reale che mi ha “indicato” Pierdomenico Baccalario, un’altra ha suggestioni vicine a Indiana Jones e a True Lies… e poi un sacco di altre cose top secret!

Wow, non dovevo chiederti niente, ora sono curiosissima! La tua passione per la storia è una delle ragioni del successo, per esempio, di Una lettera coi codini, ed. Giunti, in cui la ricostruzione d’ambiente è stata perfetta. Anche a scuola era così, o magari preferivi scienze e tecnologia?

La storia mi è sempre piaciuta tantissimo. A scuola andavo alla grande, in storia, perché mi bastava ascoltarla in classe e perché ho avuto la fortuna di studiare al liceo con insegnanti che non consideravano importanti le date, ma i motivi e le ragioni degli eventi. Per le date di nascita e le battaglie c’è Wikipedia, ma per capire cosa portasse i Visigoti a imperversare per l’Impero Romano e fartelo ricordare serve un insegnante speciale, uno di quelli con il dono magico di trasmettere l’amore per la propria materia. In questo modo la storia diventa qualcosa di enorme, creato, composto e vissuto ogni giorno dalla gente qualunque. Perché alla fine la storia non è altro che la somma delle vite di tutti. Quando mettiamo i grandi uomini e donne della storia su piedistalli, dimentichiamo che anche loro sono stati bambini, hanno avuto l’influenza o mal di pancia, paura e sogni e che hanno vissuto le stesse difficoltà di noi tutti. Ecco, per me la storia è questo. E mi è sempre piaciuta. Ricordo ore passate a guardare le foto ingiallite dei vecchi album di famiglia. Immagini di volti antichi di decenni, in un mondo che assomigliava al mio pur essendo diverso. Magico! Poi, però, sono sempre stato attratto anche dalla tecnologia, dal progresso, dalla scienza… e non credo che le due cose siano in antitesi o in competizione, anzi!

Noi ci siamo conosciuti intorno a un progetto che per ora non è andato in porto, e ne abbiamo in mente un secondo, per ora in stand by. Siccome sembra che il due non esista senza il tre, ti ho trascinato anche nell’impresa di un webinar sulla scrittura a ottobre: con che coraggio ti sei fatto coinvolgere?

Con il coraggio di quello che pensa che raccontare la propria fortuna potrebbe tornare utile ad altri. Scrivere e pubblicare e farsi leggere è impegnativo, faticoso e bellissimo. Come dice un mio amico di cui non posso fare il nome ma solo il cognome (Morosinotto): “Siamo molto fortunati”. È vero. E per trasformare la fortuna in qualcosa di valido non c’è niente di meglio che tramandare l’esperienza. Ecco, io penso che già raccontare la mia fortuna potrebbe essere utile anche ad altri.

C’è qualcosa che hai letto di recente, e che vorresti avere scritto tu? E un film che ha visto e vorresti aver sceneggiato?

Riguardo spesso i fumetti di Bill Watterson: Calvin & Hobbes. Ammiro tantissimo la sua capacità di fotografare la fantasia dei bambini e renderla viva e credibile. Vorrei tanto avere questo talento e riuscire a essere altrettanto leggero. Credo sia un’opera assolutamente da leggere per chiunque abbia a che fare con l’infanzia. In quanto ai film… Premettendo che non sono uno sceneggiatore e quindi non saprei da che parte iniziare, vorrei tanto avere la capacità di scrivere dialoghi come quelli nel film L’ultimo boyscout. Le battute, sebbene un po’ scabrose, sono meravigliose, fulminanti, sagaci, brillanti. Lo trovo meraviglioso. Un po’ come certe storie di Joe Lansdale.

Questo è lo spazio del Christian privato: nessuna domanda piccante, tranquillo, ma non per questo più facile. Raccontaci tre doti che ti riconosci, o tre cose che hai fatto di cui sei particolarmente fiero, contento, soddisfatto?

Le cose di cui vado maggiormente fiero sono quelle realmente importanti nella mia vita, le potremmo riunire sotto l’etichetta “famiglia”. Però non mi piace parlare in pubblico di questo aspetto, quindi parlerò di altro.
Una volta mi consideravo timido, ora invece non lo sono più e mi trovo a mio agio di fronte a persone conosciute da pochi minuti, come anche di fronte a centosessanta ragazzi delle medie (che meraviglia!). E uno.
Due: anni fa sognavo letteralmente di avere qualche collaborazione la mattina con cui pagare il mutuo e avere il resto del giorno per la narrativa. Era un periodo in cui lavorato tanto e molto faticosamente per progetti altrui, che alimentavo con moltissime energie. Ecco, ce l’ho fatta. Di questo sono molto fiero e felice.
Tre: so cucinare i pancake e spesso li faccio la domenica mattina con Sofia (che ha cinque anni e mezzo). E ci vengono davvero bene, yeah! Posso mandartene le foto!

 

Ph.Credit in apertura Walter Menegazzi