Gentili lettrici, cari lettori,  
grazie del tempo che abbiamo trascorso insieme. 

Mancano pochi giorni al Natale, pochi di più alla fine dell’anno. Dovrete 
fare e ricevere regali improbabili e difficili, compilare liste di propositi
altrettanto dubbi. Farete auguri, ne riceverete. Alcuni sinceri altri meno.  
Ricordo che una volta Neil Gaiman - sempre meno inglese, sempre più 
americano - augurò a tutti di fare nuovi errori, perché gli errori sono 
parte della vita, conseguenze del coraggio, frutto della creatività. Io, di
creatività, non ne posso più sentire parlare (e per fortuna non sono da 
solo, scrive Oliver Mould in “Against Creativity”).  
Quindi io, nel mio piccolo e a nome di tutti i soci, gli associati, i 
collaboratori e quelli che dopo cinquanta email ci chiedono ancora “ma 
quindi voi siete un’agenzia”? (sì, lo siamo, ma nuova), non vi auguro di 
fare errori, ma di prenderci di brutto. Di fare la cosa giusta, quella che 
si deve fare. Quella che serve, anche se nessuno (a parte voi) se ne era 
accorto prima. Vi auguro di mostrare a chi vi diceva il contrario che il 
contrario è “un reciproco contrasto” e che, quindi, occorre essere almeno 
in due.  
Vi auguro che scriviate, fotografiate, leggiate, illustriate, programmiate,
fotografiate, recitiate o mettiate in musica la vostra storia nel modo più 
perfetto possibile (e che poi ci facciate anche una mostra come L’Ink, di 
Peppo Bianchessi, a Crema). Vi auguro che piaccia a voi prima che a chiunque
altro. E che, potendo scegliere, piaccia più ai bambini che ai grandi, 
perché in questo caso sarà entusiasmo vero.  
Quello che vi auguro, soprattutto, è che troviate parole nuove. Che le 
regaliate e le riceviate. Poco importa se saltano fuori da una lingua nuova 
che state imparando, che le troviate scorrendo una certa mappa del mondo o 
consultando un vecchio annuario di calciatori europei (come ha fatto, per 
anni, il nostro master di giochi di ruolo, confondendoci con nemici dai nomi
elfici sempre più improbabili).  
Quello che mi sta a cuore è che tutte le parole nuove dell’anno a venire vi 
accendano l’anima di curiosità. Io ne ho quattro: le annotò tanti anni fa il
Capitano, nelle liste di cose che compilava e cuciva tra loro per poter 
scrivere i suoi romanzi di avventura. Se fossimo in un altro paese, dove gli
autori popolari sono ben ricordati e aiutati a rimanere tale, sarebbero 
impresse su una bella targa azzurra, appesa sul muro della casa in cui le 
scrisse con l’inchiostro che amava fabbricarsi da solo.  
Eccole qui: mamplàm, sciambàga, rotàng e duriòn.  

E con queste, tanti auguri a tutti! 

Pierdomenico Baccalario

Ispirandoci a Salgari, quest’anno abbiamo realizzato il nostro albero digitale riunendo e incastrando le principali parole che abbiamo usato online. Non ci sono nomi di autori né di editori, solo quelle parole che più di altre sono finite nei racconti di chi siamo, cosa facciamo, dove e con chi.

E sono parole anche storte, scritte a volte un po’ strane, magari doppie perché un po’ maiuscole e un po’ no…

Sono pezzetti di noi, voi, tutti insieme. Auguri!