#genovaperché è un progetto collettivo iniziato il 14 settembre 2018 (LINK con tutte le informazioni preliminari e l’anteprima)

Hai voglia di partecipare? Uno scatto della città col telefonino, un ricordo, una segnalazione, un’idea, un motivo: il TUO #genovaperché … | Scrivi a Mariapaola per ricevere informazioni sul progetto e la delibera d’uso: mariapaola.pesce@bookonatree.com [link]

Gli spunti in questo articolo sono di Giorgio Scaramuzzino, Elena Pongiglione e Anna Pirolli.

Tutti contributi al progetto li puoi rintracciare QUI (link)

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#genovaperché

Spunti 2

Contributo di Giorgio Scaramuzzino

Genova è l’unica città ad avere ancora i “negozietti”. Intendo quei particolari negozi che ci sono solo in questa città e non altrove. Quei negozi dove acquisti oggetti che poi dici “l’ho trovato in un negozietto a Genova! E i tuoi amici muoiono di invidia. Quei negozi dove trovi la trippa con le fagiolane e che non ti puoi sedere a mangiarla perché ci sono gli sgabelli così antichi che la sovraintendenza proibisce di usarli, ma che ti basta guardarli perché sono meravigliosi e unici. Una città dove la focaccia, cosa che non trovi in nessun altro posto, la puoi mangiare chiedendo “una striscia per favore!”. E nessuno ve la taglierà con le forbici. Genova è una città dove il negoziante sembra un po’ burbero, ma poi ti fa lo sconto, forse per sfatare il mito della tirchieria. Genova è una città dove i negozi li trovi inseguendo i profumi. Perché nel centro storico non passano macchine e i profumi sono quelli degli uomini e delle donne che sono lì ad aspettarti. Genova ti aspetta!

I perché di Elena Pongiglione

PERCHE’ TI PIACE GENOVA?

Perché sa parlarmi al cuore, e mi conforta o mi sgrida con il suo profumo di basilico, di focaccia sfornata, di gardenie e gelsomini dai giardini degli antichi  palazzi della Via Nuova e dagli orti del Bisagno. E, perché no, perfino della rumenta. E poi, dal sottile profumo della cipria di mia madre N’aimez que moi di Caron.

PERCHE’ NON TI PIACE GENOVA?

Mi sconvolge l’arroganza adottata da certi genovesi, acquisita dal contatto negativo di certi foresti con lo spirito del colonizzatore. Non sempre i genovesi sanno rispondere con l’innata arguzia, quella che sa distruggere con un monosillabo – uno solo, ma ben azzeccato – l’atteggiamento imbecille del colonizzatore di turno. Mi sovviene la risposta data dal Serenissimo Doge Francesco Maria Imperiale Lercari nel 1684 – dopo il bombardamento francese di Genova e la conseguente resa della città –  a Re Luigi XIV, vincitore.
Il Re Sole lo condusse a visitare Versailles e i suoi giardini, e alla sua domanda di cosa l’avesse più meravigliato della reggia.
“Mi chi (Io, qui)” fu la risposta dignitosa del Doge obbligato obtorto collo a presentarsi al vincitore per una visita di sottomissione. Ebbene, spero che i genovesi ritrovino – fra le altre cose – la dignità di queste lapidarie risposte.  E poi la piantino di lamentarsi sempre, e di ogni cosa, buona o cattiva :  non va mai bene niente !
E’ dal Medio Evo che litighiamo fra noi,  abbattendoci reciprocamente torri e case e facendoci tutti i dispetti possibili, invece di operare insieme per il bene della Città ! E’ l’ora di finirla…
E devono crollare i ponti perché se ne parli in giro…

PERCHE E’ BELLO VIVERCI?

E’ come chiedere a una acciuga perché sta bene nel suo mare.

PERCHE’ TI MANCA QUANDO NON CI STAI?

E’ come chiedere alla stessa acciuga appena pescata come sta.

PERCHE’ E’ BELLO RITROVARLA DOPO UN PO’ CHE NON LA VEDI?

Bisogna aver provato“l’esilio” per capirlo.

Illustrazione di Anna Pirolli

#genovaperché Anna Pirolli

Da un’idea di Davide Calì, progetto a cura di Book on a Tree.
Davide Calì coordinamento illustratori e grafica | Mariapaola Pesce coordinamento autori e
contributori | Barbara Gozzi coordinamento in appoggio, comunicazioni | Staff comunicazione & social: Veruska Motta e Christian Antonini.