La Bot Room è la stanza dove rinchiudiamo ogni tanto qualcuno da uno dei nostri rami – autori, illustratori, grafici, editor, project manager… –  per quattro chiacchiere informali, più o meno!

 [Intervista a cura di Mariapaola Pesce]

Oggi tocca ad Andrea Tullio Canobbio, uno dei nostri collaboratori storici, bravissimo di solito a rimanere nell’ombra, rintanato sul ramo dal quale scrive e studia. Questa volta, però, lo abbiamo costretto a uscire allo scoperto mandando Mariapaola Pesce a scuotere proprio il suo ramo…

MAPI Si può dire che tu abbia una doppia vita: studioso e serio accademico di giorno, autore di racconti per ragazzi e filastrocche nel resto del tempo. Quale è il tuo segreto?

ANDREA Il segreto è: sgobbare ventiquattrore su ventiquattro! Scherzi a parte, è molto difficile. In particolare, è difficile insegnare e scrivere allo stesso tempo. Ray Bradbury era molto contrario a fare insieme due mestieri “letterari”: sosteneva che l’insegnamento drena risorse, porta via tempo e, se fatto onestamente, abbassa il potenziale creativo. Io credo che abbia ragione, anche se per il momento continuo a tenere il piede in due scarpe, tanto più che il filologo e lo scrittore hanno molto in comune, tutti e due devono fare ricerca, documentarsi! E poi c’è il mio io “filastrocchiere”, ma quella è una cosa in più che lascio agli altri, gratis et amore. Il mio oggetto di studio, Corrado Govoni, si definiva un poeta dalla lingua bucata. Quanto scriveva! Per me è lo stesso. Con la pioggia o col sole, favole e filastrocche, quante se ne vuole!

MAPI Finora hai scritto storie di avventura: Speedy Gonzaga, La locanda fantasma, e la serie dei Ricci scout. C’è qualcosa che ti piacerebbe raccontare, ma non hai mai osato?

ANDREA Sì, ho scritto storie d’avventura per una promessa fatta a un mio vecchio zio di Macomer. Tra un millennio e l’altro ho scritto dei libri game, e lo zio, per l’affetto che mi porta, si è sforzato di giocarci e mi ha fatto i complimenti. “Però”, ha aggiunto, “la prossima volta devi scrivere un libro d’avventura, di quelli che piacciono a me!” E siccome non si può scontentare uno zio… Ciò che mi piacerebbe e non ho mai osato raccontare è… balle. Bugie, fanfaluche. Mi piacerebbe essere un grande bugiardo, un trickster, un mistificatore, perché è un personaggio che mi piace molto, in letteratura. Siccome non lo sono (sono sincero da far paura, e alla ricerca della verità…) mi piacerebbe scrivere la storia di un grande bugiardo (mettersi nei panni di chi non si è: ecco uno dei tanti vantaggi della letteratura!)

MAPI Spero che tu non decida di iniziare a raccontare balle proprio adesso, visto che sono sempre alla ricerca dei lati meno conosciuti delle persone. Per esempio, nella tua attività di scrittore hai mai fatto ghosting? Se sì, cosa ne pensi? E cosa rispondi a chi pensa che sia la morte per un artista?

ANDREA Ne ho fatti tanti, di ghostaggi! Non li trovo così mortiferi, francamente mi vengono in mente tutt’altre analogie. Perché le storie degli altri non dovrebbero attecchire nella testa di un’artista, prendendo vigore e rigoglio? Io poi, generalmente, per le storie degli altri do molto di più che per le storie mie. È un’altra bella occasione di lavoro e ricerca. Mi incuriosisco, mi documento, imparo cose che non so. In quei momenti, sono esaltato; parafrasando un vecchio hit dei National, non volevo essere il fantasma di nessuno, ma non voglio essere nient’altro.

MAPI Parlaci invece del periodo che hai trascorso in Tunisia, insegnando all’Università. Che suggestioni ti sono rimaste?

ANDREA Le stesse suggestioni che Paul Klee si portò a casa dal suo famoso viaggio, coloristiche soprattutto: il blu del cielo e del mare, il bianco delle medine, il sole che splende sulla Sebkha di Moknine mentre vado al lavoro di buon’ora sul Metrò del Sahel. Ma il paesaggio da solo non è niente senza i tunisini, gli studenti, i colleghi, i dipendenti dell’amministrazione, sempre gentili e sorridenti nonostante le difficoltà. Sto scrivendo un libro ambientato laggiù: spero che chi lo legga in futuro capisca quanto ho amato quel posto e chi ci abita.

MAPI Me lo auguro anche io, ascoltandoti si sente un vero trasporto per quell’esperienza e quei ricordi! Adesso, però, per poter uscire dalla Bot Room, dovrai superare due prove. La prima è facile: raccontaci di te qualcosa che nessuno sospetterebbe…

ANDREA Proprio nessuno no, ma questa la sanno in pochi: udite, udite, sono una rockstar! La mia band è uno dei segreti meglio custoditi del sottobosco indie compreso tra Acqui e Canelli. I nostri concerti dal vivo sono rarissimi! Di solito, suoniamo una volta a Natale, alla birreria il Maltese di Cassinasco. Se sei nei paraggi, vieni a sentirci!

MAPI Mi segno la data! E la seconda prova è ricordarti a memoria l’inizio di Ricci Scout-Campo castagna. Non vale andare a rileggere!

ANDREA “«Cosa fai?» «Lascia stare!» «Attento che lo rompi!» Questa era la tiritera che, sette giorni su sette, rimbombava in una tana del Sottosuolo, tra via Tronchetto e via Fogliasecca. Qui viveva un’allegra famiglia di ricci: mamma, papà e figliolo spinoso…” …e poi non lo so più. Acciquercia! Non c’è un gioco più facile…

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Ph.credit Walter Menegazzi