#genovaperché è un progetto collettivo iniziato il 14 settembre 2018 (LINK con tutte le informazioni preliminari e l’anteprima)

Hai voglia di partecipare? Uno scatto della città col telefonino, un ricordo, una segnalazione, un’idea, un motivo: il TUO #genovaperché … | Scrivi a Mariapaola per ricevere informazioni sul progetto e la delibera d’uso: mariapaola.pesce@bookonatree.com [link]

Gli spunti 2 in questo articolo sono di Andrea Aztori, Marco Serpieri e Giulia Pastorino.

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#genovaperché

Spunti 2

Testo di Andrea Aztori

Perché è l’unica che può capire un sardo. E da sardo glielo devo. Genova che ogni alba guarda il mare e scettica si stringe nelle spalle, ché della vita non c’è proprio un accidenti da capire. Sveglia, profumi di pasticceria e focacce e odore di alghe, e motorini in corsa e gozzi in rada da guardare dai balconi abbarbicati. Perché Genova la terra non la vuole; la terra sa che lei è del mare, e da dietro spinge e rimbrotta perché stia al suo posto, Città Vecchia. E Genova capisce chi viene dal mare. Genova perché il porto. Il primo muraglione di Eurasia che vedi quando la nave sbuca dalle brume del Tirreno e giunge. Dopo una notte di navigazione, dopo aver lasciato l’Isola, casa famiglia ricordi rimpianti, Genova. E le acciughe fanno il pallone e attracchi e saluti gabbiani e terraferma e se forse conoscevi te stesso a bordo, cosa ne sarà di te quando scendi è di Dio soltanto. E ciao, Genova, autostrada e via, verso lande senza nome, sperando forte.

Passa il tempo, cresci, diventi, e talvolta ritorni, e in mezzo ancora lei, come la Lanterna, senza la quale ci si fracasserebbe sulla costa, le coste tutte. L’A7 serpeggia verso ponente e d’un tratto dopo una curva sbuca e sbam, il mare. E arrivi, documenti, prego, buona traversata, e parcheggi il tuo convoglio di valige e merendine e pupazzi e “Babbo, la nave!”, e magari se sei in anticipo alla Lanterna ci vai davvero, a piedi, per il sentiero di legno lungo i bastioni del porto, in salita – che a Genova in piano non c’è nulla – sino a fermartici sotto e alzare il naso e respirare il profumo del libeccio con l’eco di secoli di spedizioni e mareggiate, di legami di sangue e casate indietro sino ai Giudicati di Sardegna, prima dell’Italia, prima dei ponti.

Troppo da dire, troppo da sentire, troppo grande Genova per un’anima sola, troppo stretta, e lungo il litorale fuggi verso cosa non sai perché c’è Boccadasse, e lì il traffico scema e c’è pure parcheggio, ma soprattutto c’è la chiesetta di Sant’Antonio e la scala che scende alla spiaggia e un cappuccino e un cornetto, lo fa buono, sa? e siedi sui sassi e taci e guardi lontano, più lontano che puoi.

Genova perché grazie, grazie di tutto e arrivederci, ci rivedremo presto, ci rivedremo ancora. Spalla a spalla si berrà e ‘fanculo, il mare è calmo, la brezza gentile. Non si arriva mai da nessuna parte. Ma si riparte sempre. Perché così dobbiamo.

 

Contributo di Marco Serpieri

Genua, la bocca del fiume-mare, è stata sicuramente costruita da marinai: non ha alcuna strada o casa dritta, tutto si curva nelle otto direzioni del vento, sembra di stare in barca a passeggiare per le sue viuzze… Il mare ritaglia i fianchi delle case come se anche quelle provenissero dalla distesa blu. Tutto pare uscito fuori da un sogno. Alcune costruzioni tondeggianti di fiaba remota si sono arenate al suo interno come cozze giganti. Mia nonna, che ci è cresciuta, ogni tanto parlava in genovese e non ci capivo nulla ma quelle parole strane di corallo mi erano care come lei. Mia mamma voleva che ci andassi a vivere, forse per ritrovare un punto di origine, il centro del vortice…

 

Illustrazione di Giulia Pastorino

#genovaperché

Da un’idea di Davide Calì, progetto a cura di Book on a Tree.
Davide Calì coordinamento illustratori e grafica | Mariapaola Pesce coordinamento autori e
contributori | Barbara Gozzi coordinamento in appoggio, comunicazioni | Staff comunicazione & social: Veruska Motta e Christian Antonini.