#genovaperché è un progetto collettivo iniziato il 14 settembre 2018 (LINK con tutte le informazioni preliminari e l’anteprima)

Hai voglia di partecipare? Uno scatto della città col telefonino, un ricordo, una segnalazione, un’idea, un motivo: il TUO #genovaperché … | Scrivi a Mariapaola per ricevere informazioni sul progetto e la delibera d’uso: mariapaola.pesce@bookonatree.com [link]

Gli spunti 1 in questo articolo sono di Manlio Castagna, Alessandro Bergonzoni e Matteo Anselmo.

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Spunti 1

Testo completo di Manlio Castagna

Il primo film che mi viene subito in mente ha un titolo emblematico: GENOVA – UN LUOGO PER RICOMINCIARE (ci sono titoli profetici, che sembrano essere scolpiti nel destino). È un lungometraggio del 2008 del regista inglese Michael Winterbottom.
È la storia di Joe (interpretato da Colin Firth) che vive a Chicago con la famiglia serenamente, finché un incidente non gli porta via la moglie e strappa la madre alle sue due figle. Decide di cambiare vita, soprattutto per aiutare Kelly e Mary a superare il lutto, accettando il ruolo di professore di Inglese all’Università di Genova.
Arrivano d’estate per ambientarsi prima che inizi l’anno scolastico: comincia così il loro “vagare” tra i vicoli della città, puntando sporadicamente al mare con le sue spiagge assolate, lasciandosi avvincere dalle bellezze turistiche e dai suoi monumenti poderosi. E facendo i conti anche con apparizioni fantasmatiche del “caro estinto”. Perdersi dentro Genova, per ritrovarsi. Per ricucire lo strappo più doloroso.

Perché vederlo?
Il rapporto con la città è strettissimo e non è puramente scenografico. È una rivelazione continua: da via Balvi ai portici di Sotto Ripa, dai vicoli strettissimi che innervano il centro storico alla raffinata Via Garibaldi.
Un ritratto fuori dai bordi della pura “cartolina” per mostrare ciò che appare funzionale alla storia (con tanto di stradine sudice brulicanti di topi e la prostituzione che punteggia i “bassi” del cuore vecchio di Genova). Eppure basta una sequenza a elevare lo spirito e restituirci una città che non si può non amare: un tramonto estivo che l’abbraccia interamente, tingendola di colori “analgesici”. Un amazing sunset che i protagonisti si godono da un motorino, seduti in sella ammirati.
È un momento sublime che riporta a galla un fiore di serenità in mezzo alle macerie sotto cui è finita la famiglia di questa storia, ma che metaforicamente si può estendere alla situazione del momento.

 

Contributo di Alessandro Bergonzoni

«Come ho scritto già in un articolo, Genova per me è come la declinazione di un nuovo verbo: “Se la gente non genova non può capire, beata lei signora che genova quando vuole, chi non  genova non vede un mar di cose…”.
Qualcuno potrà pensare che scriverla minuscola sia sminuirla, ma maiuscola è già lei così com’è e soprattutto come sarà, dal carattere cubitale, dall’incedere pineale, dallo sguardo verticale, un po’ chiusa ma in noi.
Perché confina con se stessa ma sconfina dappertutto, ellittica elicoidale, arroccata  pedona e passeggiata macchinosa, Eva nesia. È un salto in alto che tra andirivieni e saliscendi si gira tutta, e ti guarda, stravolge il passo, toglie le spine alla rosa dei venti facendoti vedere i quattro punti scardinati che si aprono a porto. Cosi ti lascia a Boccadasse. I turisti si travestono da cittadini e sembra non ci siano (o i cittadini son sempre turisti comunque). Io mi sento tutti e due. E ogni volta che ritorno dopo un po’ di tempo, lei  mi scruta, scuote la coda, e mi salta addosso. Sa farmi le feste anche se nessuno potrà mai essere il suo padrone.
Quando non la vedo per troppo tempo, la mia voce fioca, la memoria langue, i pensieri vagano, il piede tartaglia: è la mia anima che genova.»

 

Illustrazione di Matteo Anselmo

#genovaperché Matteo Anselmo

Da un’idea di Davide Calì, progetto a cura di Book on a Tree.
Davide Calì coordinamento illustratori e grafica | Mariapaola Pesce coordinamento autori e
contributori | Barbara Gozzi coordinamento in appoggio, comunicazioni | Staff comunicazione & social: Veruska Motta e Christian Antonini.