È PASSATO UN MESE dal crollo del ponte Morandi a Genova, ma mi sembra già una vita. Come se fosse un ricordo lontano, come l’11 settembre.
Ma il ponte tronco è ancora lì, la strada e la ferrovia sono ancore interrotte, ci sono gli sfollati che hanno bisogno di una casa, e c’è una città che ha bisogno di tornare a vivere. E per vivere ha bisogno di persone che le vogliano bene, che ne parlino, che vadano a trovarla e a scoprirne le bellezze.
È nata così l’idea di #genovaperché.
  Davide Calì

 

Questo progetto nasce quindi per parlare di Genova, mantenere viva l’attenzione sulla città, il territorio e tutto ciò che c’è ancora e si può visitare, scoprire, conoscere, assaporare, per sostenere il turismo, creare curiosità, svelare aspetti poco conosciuti, aiutando la città a ripartire in un momento particolarmente buio della sua vita.

Attraverso i contributi di creativi e personaggi illustri, genovesi e non, risponderemo alla domanda: perché Genova? Perché vale la pena di viverci, passarci, fermarsi, scoprirla, andare a iniziative, camminare per le vie? Per la sua storia, i suoi palazzi, la sua cucina e la sua gente, o forse per il suo clima, il mare? Per…

Hai voglia di partecipare? Uno scatto della città col telefonino, un ricordo, una segnalazione, un’idea, un motivo: il TUO #genovaperché … | Scrivete a Mariapaola per ricevere informazioni sul progetto e la delibera d’uso: mariapaola.pesce@bookonatree.com [link]

Ogni collaboratore partecipa a titolo gratuito. Il copyright di tutti i contributi e le opere ceduti in uso al progetto #genovaperché – testi, illustrazioni, fotografie e video e ogni altra tipologia di contenuto – appartengono ai rispettivi autori.

Le pubblicazioni avranno principalmente cadenza quindicinale, qui su questo sito, nei social network di Book on a Tree, e in quelli dei collaboratori disponibili. Ogni aiuto da parte di partecipanti, amici, collaboratori a raccontare #genovaperché, condividere e fare sharing online, quanto segnalare opportunità è per noi prezioso. Grazie.

#genovaperché

Un hashtag per collegare tutti i “Genova perché”, di qualunque tipo, forma e provenienza.
Un hashtag per ricordare, scoprire, rintracciare quanti mondi, sensi, realtà e storie è Genova.
Un hashtag che ce la metta tutta per farci passare, fermare, andare a Genova.

Da un’idea di Davide Calì, progetto a cura di Book on a Tree.
Davide Calì coordinamento illustratori e grafica | Mariapaola Pesce coordinamento autori e
contributori | Barbara Gozzi coordinamento in appoggio, comunicazioni | Staff comunicazione & social: Veruska Motta e Christian Antonini.

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Anteprima

#genovaperché preview

Testo di Manlio Castagna
Illustrazione di Alice Piaggio

 

Per conoscere una città io spesso indosso gli occhi degli altri.
Anche solo per riconoscere nello sguardo di un artista le consonanze e le dissonanze con il mio punto di vista. Talvolta mi capita addirittura di avere l’impressione di conoscere un luogo pur non essendoci mai stato e grazie alla magnificenza dell’immagine cinematografica tutto mi sembra smaltato di una luce di rara bellezza.
Questo preambolo per dire che quando ho saputo della tragedia che ha colpito Genova, ho attraversato con la mente tutto l’inventario di sequenze, di scene, di visioni estratte dai tanti film ambientati in questa città che conosco pochissimo, ma di cui ora ho un mio personale immaginario.
Forse per scoprire e riscoprire una città si può partire proprio dai film e così il mio #genovaperché trova le sue risposte nelle tante pellicole girate tra le pieghe di un luogo che mi appare attraversato da feconde contraddizioni: le montagne che circondano il mare, le salite impervie che si sposano a molli discese, un certo grigiore malinconico che improvvisamente divampa in colori accesi, gli ampi viali in contrapposizione a vicoli stretti come vene riottose, il caos ostile del traffico negato da ampi spazi irretiti dal silenzio.

Il primo film che mi viene subito in mente è del regista inglese Michael Winterbottom… [continua]

#genovaperché

 

Update!

#genovaperché EXTRA

Testo di Francesco De Sanctis

L’ho percorso centinaia e centinaia di volte.
L’unico vero pensiero è ad un amico che non c’è più.
E nel minuto di silenzio di oggi alle 11.36 ho visto una città ferma e silenziosa.
Salutare davvero il suo amico.

Sarai così, per sempre chiuso nei cassetti dei miei ricordi.
Come un vecchio amico, una persona che conosci da sempre.
Con te si andava, con te si tornava.
Da piccolo col naso attaccato al finestrino dell’automobile vedevo la mia bella Genova scivolare via. I monti, il mare in lontananza, mio padre che guidava e mia madre che diceva a noi tre di stare fermi e calmi.
Attraversandoti sapevi che stavi andando via, che all’interno di quella galleria, quella alla fine, iniziava il vero viaggio.
Tornando a casa ti aspettavo e tu eri lì, pronto a dirmi che ero di nuovo a casa, come a darmi il bentornato. Allora si dovevano riaprire i libri, tornare a scuola.
Silenziosamente ti ho attraversato innumerevoli volte. Sicuro di te come solo un vecchio amico può farti
sentire. Rassicurato dalle tue lunghe braccia stanche mentre la mia Genova tornava a scorrere sfuocata al di là dei finestrini.
Sei sempre stato lì.
Nei silenzi della notte, nel rumore del più caotico dei giorni.
Col cuore pieno d’amore ti ho attraversato (o era gonfio di dolore?).
Tra le tue lunghe braccia stanche hai trattenuto la mia vita e i miei sogni, col grigio del cemento a farmi da cappello per provare a trattenere i miei pensieri. Per fermarli magari o solo per capirli.
Sei ancora lì e lì sarai per sempre.
Proprio come i vecchi amici, quelli che magari non vedi da anni.
Ma sono lì, ancora giovani, ancora fanciulli. Col pallone in mano, con i pantaloncini corti e la maglietta sporca.
Sempre giovani nei miei ricordi. Di Sturla e di Boccadasse e di Vernazzola.
Per sempre giovani e fieri e belli.
Oggi, proprio come allora.
Tu sei qui.
E per sempre lo sarai.
Nessuno ti potrà spostare, modificare o far crollare.
Forse eri solo stanco.
Tutto qui.
Ma rimarrai dove sei sempre stato.
Sempre giovane.
Sempre fiero.
E per sempre bello.
Così, in mezzo a tutti gli altri ricordi.